giovedì 14 giugno 2007

In Basilicata

Prima spedizione in Basilicata lunedì e martedì per il progetto Visioni Urbane, insieme ad Alfredo Scalzo di Studiare Sviluppo (già collaboratore di Anna Natali per un altro progetto, Sviluppo ai margini... il mondo è piccolo, e le reti molto coese!) e a Rossella Tarantino del Nuval della Regione Basilicata. Rossella ci ha organizzato un'agenda molto fitta di appuntamenti. Lunedì, a Matera, abbiamo incontrato Cinefabrica, Women Fiction Festival, Teatro dei Sassi/Teatro delle Gru, Lucania Film Festival, l'etnomusicologo Nicola Scaldaferri, Onyx Jazz Club e il gruppo dei bloggers materani guidato da Carlo Magni.
La prima impressione è molto buona. In generale mi sembra che escano quattro cose:

  1. queste persone sono già abbastanza in rete e disponibili a collaborare tra loro (un po' meno forse i bloggers, che collaborano molto tra loro ma, mi pare, non moltissimo con il resto della città)
  2. mi sembrano, più o meno tutti, abbastanza in grado di seguire i propri percorsi, senza aspettare che qualcuno venga a dirgli cosa fare o non fare.
  3. C'è un grande problema di programmazione (che c'è dappertutto, non solo in Basilicata) nell'erogazione di contributi pubblici: siccome vengono decisi all'ultimo momento chi dirige un festival non sa se può sbilanciarsi a ingaggiare gli artisti ecc.
  4. Ma la cosa più impressionante per me è stata questa: ritorna, in modo quasi ossessivo, il tema del territorio. Cinefabrica ha un progetto di cinema ambulante, in cui porta il cinema in paesini e quartieri dove non ci sono sale cinematografiche; Teatro dei Sassi ha una scuola di teatro, per sviluppare il gusto del teatro a Matera; Lucania Film Festival nasce come associazione per la promozione del territorio e ripete in continuazione che “il cinema è uno strumento”; Onyx ha convinto la Regione a fare un auditorium alla Casa Cava, uno spazio molto suggestivo ai Sassi; i bloggers hanno un progetto di social network cittadino.
Alfredo dice che c'è anche una pervasività della formazione. Le motivazioni sono biecamente economiche? Non mi pare, credo che sia una conseguenza naturale del rapporto con il territorio. Forse per LFF (dove la formazione gira sulla Casa della Cultura, un centro di iniziativa locale finanziato da Leader; 6 corsi per 800 persone, con, di nuovo un'insistenza sul territorio. Adesso pensano di continuare a fare formazione, a pagamento, perché i fondi Leader si esauriscono). E' evidente che qui la parola formazione torna ad avere un significato proprio, senza le connotazioni sinistre che ha in Abruzzo.

Qualche differenza nella prima ricognizione a Potenza. Abbiamo incontrato l'associazione Multietnica, che organizza il Pollino Music Festival e le selezioni di Arezzo Wave Basilicata; il gruppo di cabaret La Ricotta con i suoi giovani protegé; l'associazione teatrale L'albero di Minerva, che ha gemmato una coop sociale che fa laboratori teatrali con minori in difficoltà e disabili; due gruppi musicali, Krikka e Ethnos; e, anche qui, i bloggers principali, Giuseppe Granieri e Caterina Polese. Sostanzialmente confermata l'impressione di autonomia e vivacità imprenditoriale in generale (particolarmente impressionante L'albero di Minerva, che tra associazione e coop occupa 15 persone a Melfi; molto meno autonomi sono i musicisti, che, come sempre, vogliono fare la loro musica e lasciare che altri si occupino del resto, ma questo è normale); segnalato anche qui (in modo forte da Multietnica) il problema della programmazione. C'è anche qui un rapporto con il territorio, anche se non mi è sembrato così centrale come a Matera. Non vedo invece, a Potenza, reti di soggetti già formate: per contro c'è, in modo più esplicito di quanto abbia visto a Matera, l'assunzione di responsabilità nei confronti dei giovani artisti lucani (Multietnica si pone esplicitamente come snodo tra bands emergenti e possibili percorsi di carriera, fa passare artisti meritevoli al Pollino MF, cerca collaborazioni con artisti importanti e produce perfino qualche album; La Ricotta sta spingendo una giovanissima compagnia teatrale). Infine, anche qui è stato utilizzato lo strumento della formazione (da Multietnica e L'albero di Minerva). I risultati non sono sempre brillanti, perché al sud la gente tende a fare corsi per occupare tempo e magari prendere un'indennità di frequenza, non necessariamente perché vuole lavorare nell'ambito di cui il corso si occupa. Questo problema si aggrava per la formazione su lavori di tipo artistico e creativo, che spesso i giovani lucani intraprendono “per fare un'esperienza”. Di fatto, L'albero di Minerva ha un problema di reperimento del personal qualificato per fare i laboratori teatrali, e il corso fatto con i fondi della shortlist cultura non ha catturato gente seriamente intenzionata a fare quel mestiere.

Abbiamo anche raccolto qualche prima impressione rispetto all'interazione di questi soggetti con le politiche. In ordine sparso:
  • Non è una sorpresa, ma gli strumenti contano. Unanime il giudizio positivo sulla shortlist cultura, bando molto aperto e orientato ai contenuti, utilizzato da molti dei soggetti che abbiamo incontrato; altrettanto unanime, ma negativo, quello sul bando grandi eventi (la graduatoria non è ancora uscita), che ha sollecitato domande un po' da tutti, dalla sagra del peperone al festival blasonato. Molto divertente il racconto degli effetti distorsivi del bando Culture in loco fatto da Lucania Film Festival (bisognava per forza infilarci dentro una Madonna lignea che, in realtà, è abbastanza ininfluente sull'identità di quel territorio. Alla fine Rossella, Alfredo e io ci siamo trovati a parlare di bandi, e a immaginarci strumenti diversi per finalità diverse: bandi molto aperti tipo YouthStart, con modulistica semplice e FAQ, per sollecitare i giovani e i newcomers a entrare nel gioco della progettazione; bandi pluriennali con obiettivi di sviluppo del territorio (e magari quote decrescenti di finanziamento pubblico) per gli operatori che vogliono fare un salto di qualità e hanno bisogno di programmazione (ma in cambio l'ente pubblico deve chiedere congruità agli obiettivi di policy e sostenibilità economica).
  • Un altro tema caldo su cui ci sono state diverse battute è la Film Commission. In Basilicata il cinema rappresenta evidentemente un'occasione importante, perché le produzioni comunque arrivano (e non solo a Matera; “Io non ho paura” di Salvatores è stato girato nel Vulture, e ha aperto all'Albero di Minerva una linea di lavoro nel casting di giovani e bambini) e il Lucania Film Fest potrebbe essere la base di lancio per iniziare a costruirsi un minimo di industria di servizi per il cinema. E' evidente la connessione con la creatività locale: si può stimolare il territorio a fare cinema amatoriale, corti, roba low e no budget, videoclip delle bands lucane (Multietnica lo ha fatto), e da lì cominciare a costruire un sapere diffuso sul cinema, da cui poi parta qualche impresa specializzata che sfrutti la connessione con l'arrivo delle produzioni. La Film Commission sarebbe il soggetto naturale per fare questa roba, ma il tema sembra circondato da un certo disincanto. In questo giro ho scelto di non fare troppe domande, ma occorre approfondire.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Alberto, sono Massimiliano Selvaggi del LFF.
Grazie per il reportage, un'efficace sintesi della situazione lucana in fatto di associazionismo e realtà artistiche.
Credo che servirà a tutti.
Siamo a disposizione per indicare un nome utile alla causa.
A presto e buon lavoro.
Naturalmente vi aspettiamo al Festival: 10/14 agosto Pisticci.

catepol ha detto...

ciao alberto
grazie del resoconto
una nota caterina policaro non polese